Come ho iniziato a scrivere? – Quinta Puntata

Laura Rocca - come ho iniziato a scrivere

Come ho iniziato a scrivere?

Benvenuto alla quinta e ultima puntata.

Trovi le puntate precedenti qui:

PARTE 1

PARTE 2

PARTE 3

PARTE 4

Che lavoro sono finita a fare secondo voi?

La commessa.

Non voglio dire che ci sia niente di disdicevole nel fare la commessa, a parte essere una grande rottura di palle: è un lavoro piuttosto duro, mal pagato e che ormai è diventato più impegnativo di fare il chirurgo, visto che anche i supermercati sono aperti H24. Tante storie per obbligarmi a far ragioneria perché “è un corso di studi che ti garantisce un lavoro di tipo specifico”, per poi finire a fare la commessa, lavoro che avrei potuto anche fare dopo il Liceo Classico. Almeno per cinque anni avrei studiato ciò che mi piaceva, anziché patire il supplizio di studiare economia aziendale.

Il tempo passava, ero sempre stressata per via del lavoro e per gli orari impossibili che facevo. Ho trovato una piccola valvola di sfogo creando un blog su Splinder. Si trattava di un sito umoristico dove raccontavo le mie vicissitudini da commessa: era diventata una strada per scaricare il nervoso e soprattutto un modo per scrivere, anche se di scrittura vera e propria non si poteva parlare.

Nel frattempo ho conosciuto Federico e abbiamo deciso di andare a convivere. Purtroppo, però, dopo soli tre mesi dall’inizio della nostra convivenza, in negozio mi hanno lasciata a casa a causa della crisi e ci siamo ritrovati improvvisamente con uno stipendio solo e un affitto da seicento euro. Ho iniziato a fare lavori saltuari e portavo sempre avanti il blog con le esperienze che continuavo a raccogliere dai vari clienti.

Un bel giorno, però, Splinder ha deciso di chiudere i battenti.

È stata una doccia fredda.

Avrei perso tutto il mio piccolo mondo di lettori del blog. Inizialmente l’ho spostato su un altro sito, ma la maggior parte delle persone le ho perse per strada con la chiusura della piattaforma. Un po’ per la disoccupazione, un po’ per il dover riprendere tutto da capo, visto che mi ero ritrovata con un blog pressoché vuoto, ho lasciato stare e ho messo da parte, ancora per una volta, il mio desiderio di scrivere.

Gli anni sono trascorsi e, finalmente, ho trovato un altro lavoro fisso in un ufficio. Finalmente la situazione sembrava essere tornata a posto in maniera definitiva, tutto appariva tranquillo, però… Sì, c’era un però, qualcosa che mi infastidiva “ai bordi” del mio mondo.

Inizialmente non capivo cosa fosse, mi dicevo che era impossibile essere insoddisfatta: finalmente lavoravamo di nuovo tutti e due, potevamo stare bene, permetterci anche una casa più grande e la macchina. Non capivo proprio cosa mi rodesse da rendermi tanto insoddisfatta e, poi, improvvisamente, ho capito.

Il mio sogno era stato di nuovo sepolto da altre cose più “importanti” e concrete.

Per vent’anni, il mio sogno è stato messo da parte, dimenticato, polverizzato, offuscato dalla società che ci dice che sognare è un lusso, che bisogna produrre, guadagnare, studiare per fare un lavoro che renda, lavorare per pagare le bollette, vivere come tante piccole formiche che affrontano tanti giorni sempre uguali senza nemmeno rendersene conto.Sogni

Alzati, vai a lavorare, pausa pranzo, lavoro, vai in palestra, pulisci la casa, cucina, dormi.

E via, tutti i giorni uguali. Hai solo il permesso di vivere due giorni alla settimana, almeno quando sei fortunato e fai un lavoro che ti lascia libero il sabato e la domenica.

Così ho deciso che non ne potevo più, io non la volevo una vita che non valeva la pena di essere vissuta, non la volevo una vita banale e senza sogni. In quel periodo è iniziata la stesura de “Le Cronistorie degli Elementi” ed è nato, poco per volta, il primo libro della saga, “Il mondo che non vedi”. Ma, anche in quella circostanza, sono arrivati gli avvoltoi.

«Non concluderai nulla», dicevano.

«Non andrai da nessuna parte senza un editore, chi vuoi che lo legga il libro di una perfetta sconosciuta?», affermavano convinti.

«Stai perdendo solo tempo, io lascerei perdere», suggerivano.

A volte ho pensato di dargli ascolto, mi sono anche demoralizzata all’idea di non avere un editore, poi ho deciso che non me ne fregava niente. Ci dovevo provare. Ci volevo provare. Avevo pensato che quel libro sarebbe arrivato a pochi, che magari lo avrebbero acquistato solo una piccolissima parte di persone, invece le cose sono andate oltre ogni aspettativa.

Quell’inizio mi ha insegnato tante cose, ma soprattutto una: la più importante. Ho imparato che prima di ciò che pensano gli altri di te, importa ciò che pensi tu stesso. Conta la tua voglia di andare avanti, di sfidarti, di dimostrarti che se vuoi qualcosa puoi riuscire a ottenerlo.

Questa è la storia di come ho iniziato a scrivere e a pubblicare.

Spero vi abbia fatto piacere leggerla.

Se vi state chiedendo perché io l’abbia pubblicata proprio ora, la risposta è: «Sì, ha a che fare con “Respirami”». In che modo lo scoprirete quando leggerete il libro.

Grazie a tutti per esserci da sempre, e anche da un giorno solo.

Laura


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Commenti recenti

  • nadia ceroni
    2 Gennaio 2019 - 10:21 · Rispondi

    Grazie per aver condiviso la tua storia con noi, e grazie per non aver mollato.
    Io non capisco le persone che non fanno altro che criticare e frenare le aspirazioni altrui, forse è solo invidia.
    Se uno ha talento,o anche se non ce l’ha , ma trova gioia in quello che fa, deve fregarsene degli altri.
    Non è facile,c’è sempre qualcuno pronto a criticare, ma la vita è una e va vissuta.
    Ma forse tutte queste persone, pur non volendo, hanno contribuito a rafforzarti e a renderti la scrittrice formidabile che sei.
    Buon anno!!!!
    Nadia

    • Laura Rocca
      Laura Rocca
      2 Gennaio 2019 - 11:10 · Rispondi

      Buongiorno Nadia e grazie per aver letto la mia storia 😉
      Credo che, se si ha la forza di superarle, tutte le esperienze negative e gli ostacoli contribuiscano a formare le persone che diventiamo!
      Ti auguro un felice anno nuovo 🙂
      Laura

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