Venezia

Piazza San Marko, Venice

Piazza San Marco è teatro del primo capitolo del libro, Celine vi si muove perdendosi con l’immaginazione in tempi remoti, ma non disdegnando nemmeno il presente.Venice with Rialto bridge in Italy

“Non aveva prestato particolare attenzione al luogo in cui si stava dirigendo e a un tratto si accorse di essere in Piazza San Marco.

Celine amava quella piazza, spesso, quando abitava ancora alla villa e i suoi genitori adottivi erano ancora in vita, la sera ci veniva anche da sola con la loro barca. Amava l’atmosfera che si respirava lì la notte, quando tutti i negozi e i caffè erano chiusi e i turisti non invadevano ogni singolo spazio, quando c’era silenzio e poteva immaginare com’era vivere lì ai tempi di Casanova. Le sembrava quasi di sentire frusciare le sottane delle dame, lo schioccare dei ventagli quando si sussurravano qualcosa, con complicità, l’una nell’orecchio dell’altra, appena passava un giovane.

La piazza però le era sempre piaciuta anche di giorno con la sua cacofonia costante, le mille lingue differenti che spesso sentiva parlare contemporaneamente, i raggi del sole e la basilica illuminata. Invece quel giorno non riusciva a godersi nessuna di quelle sensazioni, le sembrava che la sua testa stesse per spaccarsi in due.”

Sunrise in Venice

Casa Sartor si trova in un piccolo canale nel centro di Venezia

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“Giunta nei pressi di Piazza San Marco si accorse che era quasi buio e si affrettò a dirigersi verso casa, anche se in quel momento avrebbe desiderato solo stare IMG_0565sola. Quella sera le pesava particolarmente rincasare, era tutta colpa di quello che era successo al chiostro e di quel ragazzo che l’era sembrato di vedere.

Durante il pomeriggio aveva sentito delle voci che le parlavano, dopo aveva visto mutare il giardino della villa da morto a rigoglioso e, come se non fosse stato abbastanza, immaginava persino di aver visto un ragazzo, mentre l’unico a cui avrebbe dovuto pensare era Matteo che probabilmente di lì a breve avrebbe iniziato a chiedersi come mai tardava tanto. Persa nei suoi pensieri procedeva verso casa Sartor tagliando attraverso calli e viottoli, per un turista avrebbe voluto dire perdersi nei meandri di Venezia, specialmente al buio. Le calli di Venezia per lei, invece, erano come tanti piccoli segreti da svelare. Amava vagare per quelle viuzze caratteristiche, sembravano tutte uguali, ma erano tutte diverse. Un portone, una persiana, un gradino, una mattonella della pavimentazione, bastava poco. Ognuna aveva la sua caratteristica e lei le aveva scoperte tutte. Villa Vendramin a volte le mancava, la quiete del Lido era ben differente dal vivere nel centro di Venezia, ma anche la posizione di casa di Matteo non le dispiaceva. A volte si perdeva dalla finestra a osservare le piccole barchette ormeggiate sotto, o la gente che sostava, a scattarsi le foto, sul ponticello che permetteva di attraversare il piccolo canale da una sponda all’altra.

Proseguiva a passo svelto, tra le ombre della sera si sentiva ancora il vociare di qualche gondoliere che cercava di attirare gli ultimi turisti, si lasciò sfuggire un sorriso, ma fu di breve durata, più si avvicinava a casa Sartor e più i suoi pensieri erano agitati.”

 

Il Sogno

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“Appollaiata in groppa a uno dei cavalli di San Marco, i lunghi capelli svolazzanti dei quali il buio della notte non mostrava le meravigliose striature che racchiudevano tutti i colori dell’alba e del tramonto, rifletteva su quanto la sua vita fosse cambiata in meglio. Nonostante il dolore e le prove, che a volte superava con molta fatica, non sarebbe tornata indietro per nulla al mondo perché ora si sentiva viva. Sorrideva lì da sola pensando al suo passato, quando appunto, l’unico contesto in cui non mentiva dicendo di essere soddisfatta, era nei momenti in cui parlava della sua città, la sua amata Venezia. Avvertì al suo fianco una presenza che le dava gioia e si voltò per sorridere al suo compagno, fili dorati le svolazzavano davanti agli occhi…”

I cavalli di cui parla Celine nel suo sogno sono i cavalli della Basilica di San Marco.Veneza38

Questa scultura ha una storia molto antica, potrebbe risalire all’epoca romana, o a quella ellenistica, secondo l’analisi al carbonio non si data prima del II secolo a.C.

Una cosa certa è che questi cavalli furono prima esposti nel grande ippodromo di Costantinopoli, nel 1204 Venezia, infatti, li sottrasse a Costantinopoli a seguito del saccheggio durante la IV crociata. Enrico Dandolo, il doge di Venezia, poco prima della fine della crociata, li inviò alla Serenissima dove furono installati sulla terrazza della facciata della Basilica di San Marco nel 1254.

Rimasero a far bella mostra di sé alla Basilica fino al 1797 quando Napoleone li rimosse e li portò a Parigi per l’arco di Trionfo del Carrousel. I cavalli tornarono a Venezia nel 1815 grazie al capitano Dumaresq, egli ricevette l’ordine direttamente dall’Imperatore d’Austria. Come ricompensa ebbe in dono dall’Imperatore una tabacchiera d’oro con le sue iniziali in diamanti.

Dagli anni ’80 gli originali sono stati sostituiti con delle copie onde evitare che le intemperie li possano danneggiare.

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