Gallaibh

Highland-lakes (1)

Gallaibh è la Capitale dei Custodi degli Elementi, città magica, nascosta all’occhio degli umani, in cui la vita ha un ritmo ben diverso, altre leggi, scuole e usanze.

Purtroppo non posseggo foto di Gallaibh, questo luogo è unicamente frutto della mia fantasia, creato dal nulla apposta per essere immaginato e far sognare il lettore. Posso raccontarvi però dove sorge.

Gallaibh sorge in Scozia, precisamente nelle Highlands (“A’ Ghàidhealtachd” la terra dei Gaeli). Sono stati paesaggi come questi che hanno rapito il mio cuore e solleticato la mia fantasia facendomi decidere che, il “mio” luogo più bello del mondo, doveva essere qui.

Ogni tanto sentirete i Custodi usare parole appartenenti ad una strana lingua tutta loro, si tratta appunto di Gaelico Scozzese, ma non preoccupatevi, in fondo al libro troverete un pratico dizionario in cui saranno spiegati tutti questi termini che, in ogni caso, vengono chiariti anche durante la lettura stessa.

“Celine non aveva idea di dove fosse il luogo di cui Aidan stava parlando ed evidentemente lui colse la sua espressione perché disse – Gallaibh è quello che tutti noi vorremmo chiamare casa, la Capitale dei nostri domini. Molti di noi sono nati nelle divisioni, o in altre parti del mondo dove ci sono i nostri regni, ma è a Gallaibh che tutti almeno una volta vorrebbero andare. Lì c’è il palazzo con le grandi urne dove giornalmente si rigenera l’essenza degli Spiriti degli Elementi, noi la utilizziamo per la maggior parte dei nostri abiti, talismani e molto altro ancora, solo lì puoi ammirare le quattro torri… – Fece vagare lo sguardo nel vuoto come se potesse richiamare le immagini alla mente e proseguì –E’ a Gallaibh che l’erba è di un verde così intenso da sembrare opera di un pittore dalla mano perfetta, lì puoi sentire l’armonia degli elementi la notte di fronte al lago Loch Trìd-Shoilleir, quando l’aria accarezza le sue acque cantando, l’erba si protende dalle rive e, tutt’intorno al suo perimetro, puoi vedere delle piccole torce galleggianti dove arde un fuoco rosso sempre vivo, ma non posso descriverti la bellezza del luogo, guasterei la tua prima volta con un’immagine precostruita- terminò Aidan strizzandole l’occhio.”

 Ben Loyal #2, Scotland

“Finalmente Celine ebbe l’opportunità di distrarsi, poteva ammirare il paesaggio della Scozia dal finestrino. Era tutto così verde, trovava quel posto di una bellezza fredda e regale. La pioggia e il cielo plumbeo, in quest’ambiente, non sembravano intristire il paesaggio, anzi rendevano i colori più vivi, il verde sembrava quasi animato. I suoi occhi incontravano montagne scolpite dall’erosione degli agenti atmosferici, valli incise e bellissimi laghi di un blu intenso, che promettevano grandi profondità, scavati dall’azione dei torrenti e del ghiaccio. L’area era poco popolata, ma la desolazione non dava una sensazione di tristezza, anzi, a Celine rimandava solo una grande pace, le sembrava quasi di sentire dentro di sé che stava avvicinandosi al luogo in cui tutti gli elementi e l’universo erano in armonia. Una sensazione di benessere la pervase, nonostante il dolore costante per Aidan, per la prima volta si sentì felice e in pace con se stessa, dopotutto non le avevano detto nulla di sbagliato, stava davvero tornando a casa, a un tratto si riscosse e parlò per la prima volta durante la giornata.”

“Non era mai stata in quei luoghi, ma sentiva di amarli profondamente, come se le appartenessero e lei appartenesse loro. La freschezza della natura, il colore vivo dell’erba, il profumo della pioggia, gli alberi maestosi dalla corteccia umida e di un marrone vibrante, con le foglie che sembravano andare incontro al tamburellare delle gocce e creare una melodia tutta loro che veniva poi trasportata dal vento, la ipnotizzavano. Le venne subito in mente uno spezzone di una delle sue poesie preferite. Celine non poté fare a meno di enunciare mentalmente:

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi

Indubbiamente quando Gabriele D’Annunzio scrisse “La pioggia nel pineto”, non si trovava in Scozia, ma non riusciva comunque a trovare parole più belle per rendere giustizia al paesaggio che le scorreva davanti agli occhi. 

Queens View, Loch Tummel

“Ai suoi piedi si stendeva una grande valle verdissima, il cielo si stava scurendo rapidamente, di sicuro, se non ci fossero state le nuvole avrebbe visto un magnifico tramonto. La valle era cosparsa da piccole e grandi case in ordine sparso, alcune avevano attorno dei recinti, altre sembravano ville più eleganti. Vedeva i riquadri luminosi delle finestre e il fumo uscire dai comignoli. Nella parte più a destra si poteva vedere l’inizio di una foresta molto fitta, all’orizzonte, da quel lato, si vedevano solo le cime degli alberi. A sinistra continuavano a estendersi case solitarie fino ai piedi di una montagna molto ripida dalle cime innevate, mentre al centro, alle spalle delle case, s’intravedeva, nella luce fioca del crepuscolo del nord, un lago molto grande.

Era bellissimo, fu certa fosse il Loch trìd-shoilleir di cui le aveva parlato Aidan. Poteva distinguere, anche da quella distanza, delle luci sull’acqua, sicuramente si trattava delle piccole torce galleggianti dove ardeva un fuoco rosso sempre vivo. All’estremità opposta del lago si ergeva una delicata collina, la parte esposta allo sguardo di Celine aveva alte mura bianchissime per tutto il perimetro, quella doveva essere la cittadella, oltre le mura s’intravedeva il castello, anche da quella grande distanza era chiaramente bellissimo.

Si distinguevano nettamente le due torri frontali e parzialmente le due posteriori, esse rilucevano dei colori relativi all’elemento che rappresentavano, e poi c’era la grande parte centrale, dove Celine immaginava ci sarebbero stati anche i suoi appartamenti.”

Open landscape on the Isle of Skye in Scotland

“Non riusciva a godere di un buon colpo d’occhio sulla cittadella poiché il gran numero di persone le oscurava la visuale, ma scorgeva già dei dettagli che la facevano fremere dal desiderio di visitarla con calma, le sembrava di essere in un sogno o in uno dei libri che tanto amava leggere.

Gallaibh era un salto nel passato.

Le strade di candida pietra bianca, al centro, e di mattoni rossi, sui marciapiedi, le case tutte in pietra viva con balconi di legno adornati da variopinti fiori e con il tetto mansardato. Negozi e taverne ricordavano le botteghe di remoti tempi passati, non esisteva nessun supermercato o negozio di moderna concezione a Gallaibh; voltando lo sguardo si scorgevano il fornaio, il macellaio, il conciatore di pelli, il negozio di tessuti, il fabbro, e tantissime botteghe caratteristiche della loro gente che ancora i suoi occhi non riuscivano a identificare del tutto.

Riconobbe una tintoria e un negozio di polveri, dagli alambicchi esposti quella che poteva essere una specie di farmacia, o meglio erboristeria, per i loro curatori.

Non esisteva illuminazione artificiale, tutte le luci erano piccoli globi trasparenti al cui interno danzava allegro un fuoco vivo, la fragranza della natura faceva da padrona di casa. Celine fiutava distintamente l’aroma della pioggia, degli alberi e della terra umida, l’odore dei cavalli e del cibo arrostito sulle braci. Dai comignoli in pietra usciva il fumo che, differentemente da quello di una qualsiasi città, profumava di buono e le finestre erano tutte illuminate da una luce calda e invitante.

Le viuzze erano invase dai festoni, un tripudio di colori che rappresentava tutti gli elementi. Finalmente, dopo innumerevoli svolte in strade che andavano via via allargandosi, dove le casette cedevano il passo a magioni di un certo rilievo, giunsero nella piazza davanti al cancello del castello.”

 

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